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Windows 10 fine supporto: cosa deve fare la tua azienda

4 agosto 2026 · 7 min di lettura

Il 14 ottobre 2025 Microsoft ha chiuso il supporto ordinario di Windows 10: niente più aggiornamenti di sicurezza gratuiti, niente correzioni, niente assistenza tecnica sul sistema. I PC continuano ad accendersi e a funzionare, ma ogni nuova vulnerabilità scoperta da qui in avanti resta aperta. Per un'azienda non è un dettaglio: è una questione di rischio, non di comodità. Vediamo cosa fare, senza allarmismi e senza spese inutili.

Cosa cambia davvero (e perché conta)

Un sistema operativo senza aggiornamenti di sicurezza diventa col tempo il punto più debole della rete. Ransomware e attacchi sfruttano proprio le falle non corrette: più passano i mesi, più un PC ancora su Windows 10 "non aggiornabile" diventa una porta aperta. A questo si aggiungono due problemi pratici: software e gestionali che via via smettono di garantire la compatibilità, e il tema della conformità (assicurazioni, clienti e normative come la NIS2 danno per scontato che tu usi sistemi supportati).

Il programma ESU: un ponte, non una soluzione

Per chi non può passare subito a Windows 11, Microsoft offre gli Extended Security Updates (ESU): aggiornamenti di sola sicurezza, a pagamento, che prolungano la copertura oltre la scadenza. Vanno letti per quello che sono, un ponte temporaneo per prendere tempo, non un modo per restare su Windows 10 per sempre.

  • Utenti privati / home: è previsto un anno di aggiornamenti di sicurezza aggiuntivi. Nell'Unione Europea, Italia compresa, l'iscrizione è stata resa gratuita e senza le condizioni applicate altrove (nessun pagamento obbligatorio né vincolo a servizi Microsoft).
  • Aziende e organizzazioni: gli ESU commerciali sono a pagamento, per dispositivo e per anno, e si possono rinnovare fino a un massimo di tre anni dopo la fine del supporto. Il prezzo indicativo parte da circa 61 $ a dispositivo il primo anno e raddoppia ogni anno successivo: proprio per spingere le aziende a migrare, non a rimandare all'infinito.

Le cifre e le condizioni possono essere aggiornate da Microsoft: il senso, però, non cambia. L'ESU serve a comprare il tempo per fare le cose per bene, non a evitarle.

Le tue opzioni, in ordine di buon senso

  • Aggiornare a Windows 11 i PC compatibili. Se il computer soddisfa i requisiti (tra cui il chip TPM 2.0), è la strada più lineare e spesso gratuita.
  • Sostituire i PC troppo vecchi. Le macchine che non supportano Windows 11 vanno pianificate per il ricambio: meglio a budget, non di corsa dopo un problema.
  • Attivare gli ESU dove serve. Utile per i pochi PC "critici" legati a un software specifico che non puoi cambiare subito, mentre organizzi la migrazione.
  • Valutare alternative per casi particolari (postazioni isolate, dispositivi non connessi a internet), sempre con una valutazione del rischio.

Come ci muoviamo noi

Facciamo un inventario dei tuoi PC: quali sono compatibili con Windows 11, quali vanno sostituiti e quali conviene coprire temporaneamente con gli ESU. Da lì costruiamo un piano di migrazione ordinato, con priorità e budget chiari, ci occupiamo di backup e passaggio dei dati e mettiamo in sicurezza le postazioni, così l'azienda non si ferma e non resta scoperta. L'obiettivo è arrivare a fine transizione senza fretta e senza brutte sorprese.

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